Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo ******o e sono matto
Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perché non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un’emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perché ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio… misurate le distanze
E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?
Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo ******o e sto sul tetto
Cara @.@. son vent’anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perché ******o sa volare

Questa terra è nostra
non la potete portare via
non la potete rubare
come non potete rubare uno sguardo
come non potete rubare un sorriso
come non potete rubare la gioia da un viso.
Potete ammazzare,
deportare,
torturare,
e lo avete fatto.
Milioni di morti vi guardano
e attendono ancora giustizia.
Dedicata al popolo Armeno, e al Genocidio dimenticato che ha subito.
Un milione e mezzo di morti, il cui sterminio venne pianificato e consentito dal governo turco dell'epoca, attende ancora giustizia.
Il mondo gliela nega perché questo è un mondo nel quale esistono razze inferiori e razze superiori, e genocidi di serie A, da celebrare ogni anno, e genocidi di popoli come quello armeno, da dimenticare. (*)
Gli Armeni attendono ancora giustizia.
(*) Negare la Shoa ebraica e’ un reato
La legge italiana e la comunita' internazionale accettano invece che le tesi negazioniste turche trovino ancora ospitalita’ e legittimazione internazionale.
Questo e' uno scempio dell'umanita', e del concetto stesso di umanità. E dimostra che il razzismo non è soltanto una parola da pronunciarsi a senso unico: può annidarsi ovunque.
Anche nelle vittime di un Genocidio.
Israele - a quanto sostengono documenti ufficiali citati nell'articolo in basso - e' politicamente e storicamente responsabile di gran parte del boicottaggio del riconoscimento del genocidio armeno.
Le lobby politiche e culturali ebraiche sono - sempre a quanto sostengono documenti ufficiali citati nell'articolo in calce - OGGETTIVAMENTE CORRESPONSABILI DEL NEGAZIONISMO DEL GENOCIDIO ARMENO.
Il che, considerando il rilievo che la nazione, la cultura, il popolo ebraico, continuano a dare al "proprio" genocidio, ha qualcosa di veramente ripugnante:
- da: P. PAGLIANI, "Alla conquista del centro della terra":
““Umanità” è un concetto geopolitico, come le direttrici delle pipelines.
Gli Armeni condividono con gli Ebrei molte cose. Entrambi furono vittime di un infame genocidio. Hitler, anzi, imparò molte lezioni dal massacro del 1915: “Chi si ricorda più degli Armeni?” chiese infatti una volta ai suoi generali.
Entrambi sono in gran parte popoli della diaspora, ed entrambe le diaspore hanno generato potenti lobby negli USA (e, per quanto riguarda gli Armeni, anche in Francia).
Inoltre sia gli Ebrei che gli Armeni sono, di fatto, un popolo di guerrieri di vaglia.
Così come i nazionalisti armeni rivendicano una “Grande Armenia” su un ampio territorio di cui reclamano una proprietà antica di 2000 anni, similmente i nazionalisti ebrei reclamano una “Grande Israele” con le stesse motivazioni 52. Allo stesso modo, entrambi sono propensi a utilizzare le loro lobby e le loro capacità militari a spese dei vicini (del tutto incolpevoli per quanto riguarda i Palestinesi, con possibili relazioni di discendenza con alcuni dei loro massacratori ottomani, per quanto riguarda gli Azeri. Fermo restando che il concetto di “colpa collettiva” è da rigettarsi in toto, un confine da non superare mai).
Ciononostante, la geopolitica è più forte di ogni affinità elettiva.
Nel 1982 si tenne in Israele una conferenza sul genocidio della quale il Premio Nobel per la Pace e sopravvissuto ai campi di sterminio, Elie Wiesel, era previsto che fosse presidente onorario. Ma, come ricorda Noam Chomski, “Il governo israeliano fece pressioni su Wiesel per cancellare dalla conferenza il genocidio Armeno [per non danneggiare le relazioni con il governo Turco]. Ammettevano gli altri [genocidi], ma non quello Armeno. Gli fu richiesto di cancellarsi dalla conferenza, ed essendo [Wiesel] un fedele commissario [di Israele], egli si cancellò, perché il governo d’Israele aveva detto che non voleva che si sollevasse la questione del genocidio Armeno.”
Wiesel andò oltre e chiese a Yehuda Bauer, il noto storico dell’Olocausto, di boicottare la conferenza. Grazie al cielo molti anni dopo Elie Wiesel si mise una mano sulla coscienza e nel giugno del 2000 firmò assieme ad altri 126 studiosi dell’Olocausto una petizione pubblicata sul New York Times, sul Jerusalem Post ed altri quotidiani, che riconosceva il genocidio Armeno e chiedeva che i governi democratici occidentali lo ammettessero ufficialmente.
Tuttavia la linea di condotta dei governanti israeliani continua ad essere vergognosa. Il Premio Nobel per la Pace e Ministro degli Esteri Israeliano, il laburista Shimon Peres, durante l’autunno 2001 fece precedere una sua visita in Turchia da una dichiarazione apparsa sul Turkish Daily News dove si affermava che gli Armeni non avevano mai sperimentato un genocidio e che le affermazioni da parte armena erano “senza senso”.
Una posizione talmente ignobile da far dire a Israel Charny,il curatore dell’Enciclopedia del Genocidio, che Peres era andato “oltre quei i confini morali che nessun ebreo dovrebbe permettersi di oltrepassare”.
Esiste però una ragione più generale che ha spinto e spinge ambienti nazionalisti ebraici a fare del genocidio degli Ebrei un unicum. Alcune organizzazioni ebraiche da tempo contrastano ogni riconoscimento da parte del Congresso degli Stati Uniti del genocidio Armeno sulla base di un patologico ragionamento secondo il quale questo riconoscimento “diluirebbe la memoria dell’Olocausto Ebraico”. Quando Elie Wiesel era presidente della Commissione sull’Olocausto istituita dal Presidente Carter egli rifiutò di includere in una descrizione storica dello sterminio nazista l’uccisione di milioni di non ebrei (slavi, zingari, comunisti, …) perché, secondo Wiesel, questo avrebbe “falsificato la realtà in nome di un malinteso universalismo”. Peter Novick, professore di storia all’Università di Chicago riporta che Wiesel sostenne letteralmente “Ci stanno rubando l’Olocausto”.
Questo significa, né più né meno, abbandonare l’idea che l’umanità sia unica.
Nella loro paradossalità, queste posizioni forniscono l’esempio fin troppo lampante che anche i sentimenti che dovrebbero unire gli uomini in un moto di sdegno verso il più vergognoso dei crimini, quei sentimenti che dovrebbero innanzitutto unire proprio i testimoni degli orrori per un comune insegnamento della verità, per la costruzione comune di una barriera contro i futuri eccidi, ebbene per alcuni individui questi sentimenti semplicemente non esistono. Non esistono sentimenti “tipici” della specie umana, bensì solo volgari “sentimenti politici”.”
(da: Piero Pagliani
Alla conquista del centro del cuore della Terra)
Robert Fisk, “Voglio denunciare un genocidio”
http://www.theforgotten.org/site/intro_ita.html
HAYASTAN@ IR TSAVI EV IR HISHOXUTYAN CHANACHMAN IRAVUNQN UNI
L’ARMENIA HA DIRITTO AL RICONOSCIMENTO DEL SUO DOLORE E DELLA SUA MEMORIA:
Data: 14 Ottobre2006
Autore: Robert Fisk *
Titolo: Voglio Denunciare un Genocidio
Sottotitolo: All’improvviso davanti a me si sono aperte quelle fosse comuni armene.
Questa è stata una brutta settimana per quelli che negano l’Olocausto. Sto parlando di quelli che ostinatamente mentono sul genocidio di 1,5 milioni di cristiani armeni da parte dei turchi ottomani nel 1915. Giovedì scorso
Mentre
Le vittime armene furono uccise con pugnali, spade, martelli e scuri per risparmiare le munizioni. Annegamenti di massa furono effettuati nel mar Nero e nell’Eufrate, principalmente di donne e bambini, talmente tanti che l’Eufrate si intasò di cadaveri e deviò il suo corso di forse mezzo miglio. Ma Dadrian, che parla e legge correntemente il turco, ora ha scoperto anche che decine di migliaia di armeni furono bruciati vivi nei fienili.
Ha scoperto una dichiarazione giurata, presentata alla corte marziale turca che alla fine della prima guerra mondiale indagò per breve tempo sulle uccisioni di massa, un documento scritto dal generale Mehmet Vehip Pasha, comandante della Terza Armata turca. Egli testimonia che quando visitò il villaggio di Chouring (in armeno “piccola acqua”), trovò le case piene di scheletri umani bruciati, stipati così strettamente che stavano in piedi. “In tutta la storia dell’Islam”, scrisse il generale Vehio, “non si può trovare un esempio di uguale ferocia.”
L’Olocausto armeno, ora così “impronunciabile” in Turchia,non era un segreto per la popolazione delle campagne nel 1918. Milioni di turchi musulmani hanno portato testimonianza delle deportazioni di massa di tre anni prima – alcuni, con enorme coraggio, protessero i vicini e gli amici armeni, a rischio della vita delle loro stesse famiglie musulmane – e il 19 ottobre 1918, Ahmed Riza, eletto presidente del senato turco, e in precedenza sostenitore dei leader dei Giovani Turchi che avevano commesso il genocidio, osservò nel suo discorso inaugurale: “Ammettiamolo, noi turchi abbiamo sterminato gli armeni ferocemente (‘vahshiane’, in turco)”.
Dadrian ha spiegato nel dettaglio come dal ministro degli interni turco Talat Pasha venissero emessi, nello stile nazista, due gruppi di ordini. Uno ordinava con sollecitudine la fornitura di pane, olive e protezione per i profughi armeni, ma un gruppo parallelo dava istruzioni ai funzionari su come “procedere nella missione”, appena i convogli di profughi fossero abbastanza lontani dai centri abitati da avere pochi testimoni degli assassini. Come fu testimoniato il 19 novembre 1918 dal senatore Reshid Akif Pasha: “La ‘missione’ nella circolare era: attaccare i convogli e massacrare la popolazione… mi vergogno come musulmano, mi vergogno come statista ottomano. Che macchia sulla reputazione dell’Impero Ottomano, questi criminali…”.
Che cosa straordinaria che dei dignitari turchi potessero dire queste verità nel 1918, potessero ammettere pienamente nel loro stesso parlamento il genocidio degli armeni, e potessero leggere sui giornali turchi degli editoriali sul grande crimine commesso contro i cristiani. Però quanto più straordinario che i loro successori oggi insistano che tutto questo è una leggenda, che chiunque dica nella Istanbul di oggi quello che gli uomini del 1918 ammettevano, si vedano minacciati di incriminazione sulla base della famigerata legge 301 sulla “diffamazione della Turchia”.
Non so se i negatori dell’Olocausto, nella versione anti-armena o anti-semita, dovrebbero essere messi sotto processo per le loro chiacchiere, David Irving è un “martire” della libertà di parola particolarmente sgradevole, e non sono affatto sicuro che la multa di un franco a Bernard Lewis in una corte francese, per aver negato il genocidio armeno in un articolo su Le Monde nel 1993 sia servito a molto di più che a fare un po’ di pubblicità ad uno anziano storico il cui lavoro va diventando sempre più scadente con gli anni.
Ma è gratificante sentire che il presidente francese Jacques Chirac e il suo ministro degli interni Nicolas Sarkozy , hanno entrambi dichiarato che
Ma, significativamente, questo coraggio non l’hanno avuto né Lord Blair di Kut al-Amara né l’Unione Europea nel suo insieme, che, in modo vile e infantile ha argomentato che il nuovo disegno di legge francese, se passerà al senato, “comprometterà il dialogo” necessario tra
Mi chiedo quale sia il significato recondito di questa affermazione. Niente più discorsi sull’Olocausto degli ebrei per non intralciare la “riconciliazione” tra
Ma all’improvviso, la scorsa settimana le fosse comuni armene si sono aperte davanti ai miei occhi. Il mese prossimo i miei editori turchi stamperanno il mio libro The Great War for Civilisation in lingua turca, completo del lungo capitolo sul genocidio degli armeni intitolato “Il Primo Olocausto”. Giovedì ho ricevuto un fax dall’Agora Books di Istanbul. Diceva che secondo i loro avvocati è “molto probabile che saranno incriminati ai sensi della legge
Personalmente dubito che i negatori dell’Olocausto della Turchia oseranno toccarci: ma, se ci proveranno, sarà un onore stare sul banco degli imputati coi miei editori turchi, per denunciare un genocidio che fu condannato perfino da Mustafa Kamel Ataturk, il fondatore del moderno stato turco.
* Robert Fisk è il corrispondente dal Medio Oriente del quotidiano The Independent.
Vive da oltre 25 anni a Beirut. Il New York Times lo ha definito “probabilmente il più famoso corrispondente estero della Gran Bretagna”.
Collabora regolarmente anche col sito ZNet e con The Nation.
E’ autore di The Great War for Civilisation - The Conquest of the
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NOTA: I RISCHI DI PARLARE A FAVORE DELLA QUESTIONE ARMENA
Chi scrive è già intervenuto su diversi siti WEB per denunciare la Questione Armena, vale a dire per denunciare come l'Olocausto Armeno sia correntemente oggetto di tesi negazionistiche, malgrado la grande mole di documentazione accumulata permetta di asserire che il governo turco dell'epoca fosse corresponsabile del Genocidio perpetrato ai danni di un milione e mezzo di armeni. Per aver denunciato questo ignobile stato di cose, chi scrive ha avuto i siti in nquestione "hackerati" con scritte e simboli turchi, e ha ricevuto minacce di persecuzioni penali qualora avesse messo piede in Turchia. Nello specifico, è stato ipotizzato per chi scrive il reato di "attentato alla turchicità", per il quale è stato processato a suo tempo lo scrittore turco-armeno Hrant Dink, poi ucciso proprio per aver asserito le responsabilità del governo turco dell'epoca nel Genocidio Armeno. A chi scrive, è stato ricordato che l' "attentato alla turchicità" comporta, se compiuto attraverso Internet, una pena fino all'ergastolo. La suscettibilità del Governo Turco sulla questione Armena è enorme, e questo getta pesanti ipoteche sulla possibilità che la Turchia possa davvero considerarsi "europea", come pretende di essere. vi è comunque da constatare come mentre ai criminali nazisti si dà ancora, e giustamente, la caccia, allo statista turco corresponsabile del Genocidio Armeno, il sindaco di Roma Veltroni abbia addirittura dedicato una piazza e una statua. |